Argentina. La santa alleanza che propone di riportare indietro le lancette della storia.
L’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, il 18 giugno scorso ha presentato, assieme ad alcuni dei più screditati politici dei governi Menem e De la Rua, un documento in cui si ripropongono le devastanti politiche neoliberiste che hanno depredato il paese durante e dopo la dittatura.
In un Medio Oriente dove il fondamentalismo continua a raccogliere ampi consensi, la Siria ha di recente vietato all’interno di tutte le università pubbliche e private del paese l’uso del niqab, il velo che copre il corpo e il viso, lasciando scoperti solo gli occhi. La decisione è stata presa nell’apparente indifferenza generale, mentre da anni accesi dibattiti sono in corso sul tema in Spagna, Belgio e Olanda, e in Francia solo poche settimane fa è stata approvata una proposta di legge per vietare il niqab e il burqa. Alcuni si chiedono se la Siria sia forse “laica” almeno quanto l’Europa, affermando che il paese arabo non sembra solo andare in controtendenza rispetto alla regione di cui è immerso, ma appare anche contraddire se stesso. Chi sostiene questa tesi ricorda che il regime di Damasco è da trent’anni stretto alleato della Repubblica islamica iraniana, sostenitore delle istanze antiisraeliane del movimento sciita libanese Hezbollah e di quello palestinese Hamas (costola della Fratellanza musulmana).
L'UNGHERIA PEGGIO DELLA GRECIA. MA IL GOVERNO DI DESTRA RIFIUTA LA "CURA"
EUROPA
di Matteo Tacconi
Recessione, debito pubblico alle stelle, fiorino che oscilla mostruosamente, riflusso degli investimenti dall’estero. La salute dell’economia ungherese è piuttosto a rischio. Se a questo s’aggiunge una congiuntura europea che è quel che è, il rischio si tramuta in dramma. Ma Budapest, malgrado questo, s’è presa il lusso di far saltare i negoziati per il rinnovo del prestito che Fondo monetario e Ue le avevano concesso nel 2008, 24 miliardi di euro in tutto, inaugurando la stagione dei bailout. La causa? La richiesta di maggiore austerità che Fmi e Bruxelles hanno posto come condizione per erogare ulteriori aiuti. Un diktat inaccettabile, secondo il primo ministro conservatore Viktor Orban.
«ABOLIRE IL MINISTERO DELL'IDENTITA' NAZIONALE». 27 MILA FIRME SFIDANO SARKOZY
EUROPA
di Valentina Longo
Uno dopo l’altro, minuto dopo minuto, si moltiplicano i sottoscrittori dell’appello “Per la sopressione del ministero dell’identità nazionale e dell’immigrazione” lanciato dai ricercatori francesi, sottoscritto dall’opposizione e messo on line il 7 gennaio. Ieri pomeriggio si contavano già oltre 26mila firme, in costante aumento, proprio mentre il “grande dibattito sull’identità nazionale”, fortemente voluto da Sarkozy e affidato al ministero oggi guidato da Eric Besson, si sta impantanando (così la vede Le Monde).